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lunedì, 19 marzo 2007
Per cominciare
La cosa migliore, è cominciare dall’inizio. Ma, prima dell’inizio, sta la determinazione dell’inizio
come
inizio. Non abbiamo ancora fatto un passo, e già siamo in aporia.
postato da: akfak alle ore 07:55 |
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commenti (7)
Commenti
#1
19 Marzo 2007 - 08:00
spesso la difficoltà del cominciare è saper trasportare il pensiero nell'azione.
non poca cosa
cominciare
#2
19 Marzo 2007 - 09:49
L'inizio non coincide, dunque, con esso stesso, ma con la sua determinazione.
È possibile chiamare questa determinazione 'origine', in maniera tale che la non coincidenza tra l'inizio ed esso stesso NON sia una determinazione, ma l'origine del darsi? (Schelling, insomma)
millepiani
#3
19 Marzo 2007 - 11:39
Boh, io non sono così sicuro che la cosa migliore sia cominciare dall'inizio. E comunque, visto che è lunedì, ti auguro una buona settimana.
letturalenta
#4
19 Marzo 2007 - 16:26
Caro Emilio, è possibile. Ma non stiamo meno in aporia: poiché, l'origine non potendo essere determinata a darsi, in che modo essa è origine?
(Dopodiché, tutto quello che mi interessa è pensare quella non coincidenza come in-differenza)
Azioneparallela
#5
20 Marzo 2007 - 12:38
Visto il profilo di questo blog, proseguo il dialogo.
Concordo perfettamente: il problema fondamentale è precisamente pensare quella non coincidenza come in-differenza.
Quello che volevo sottolineare è che il concetto di 'origine', pensato anche in maniera differente rispetto quella di 'origo', potrebbe consentire la declinazione di questa in-differenza.
Per quello che ne so, esistono tre grandi riferimenti: Schelling, gli gnostici, Pareyson.
In particolare, l'idea di origine presente nell'idea gnostica di creazione come ritrazione consente di porre l'origine come qualcosa che non è determinata a darsi, ma a ritrarsi.
L'origine 'del mondo', cioè la fuoriuscita dalla perfezione pleromatica, risulta perfettamente 'in-differente'. La differenza non sta nel cuore dell'origine, ma nel processo che progressivamente differenzia l'origine dal mondo.
In questo senso, in un senso del tutto paradossale, la libertà dell'ente è totalmente indifferente rispetto il gesto della creazione. Così come la ritrazione creatrice della divinità risulta totalmente indifferente alle 'avventure' dell'ente, se ne 'disinteressa'.
Il problema che si pone, certo al più alto livello di teoresi, è se la libertà della divinità di ritrarsi - e dunque di creare - si rapporti, se si rapporta, con la libertà dell'ente.
L'aporia che tu segnali, e che è la vera crux dei filosofi che fanno teo-logia e dei teologi che fanno filo-sofia, credo debba essere affrontata a partire da un'idea di creazione come ritrazione.
[à suivre, spero]
emilio/millepiani
millepiani
#6
24 Marzo 2007 - 13:30
nella vecchia aporia, ia-ia-o, c'è la capra...
utente anonimo
#7
25 Marzo 2007 - 14:50
Caro Emilio, nonostante il profilo di questo blog, è complicato continuare. Ad ogni modo:
"...non è determinata a darsi, ma a ritrarsi".
Non direi così, non determinerei l'origine neanche in questo senso (e per quanti passi faccia verso l'immediato indeterminato, non determinerei neppure l'origine come l'immediato indeterminato, altrimenti Hegel mi pappa);
non parlo di creazione, neppure nel senso della decreazione, né tantomeno di fuoriuscita.
Ma questi ovviamente non sono pensieri, a malapena propositi
ciao
Azioneparallela
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