"Cara signora Milena,
oggi voglio scrivere di altre cose, ma le cose non vogliono", F. Kafka, fine aprile 1920
La scimmia Rotpeter (Pietro il Posso) è ormai diventata uomo a tutti gli effetti, tanto che parla davanti all'Accademia dove racconta la storia della sua trasformazione. Fa presente innanzi tutto la difficoltà di ricordare fatti che considera lontani nel tempo (in realtà sono passati 5 anni da quando questa trasformazione ebbe inizio), ma ne ricorda comunque i momenti salienti.
La scimmia-oratore ricorda la sua vita libera nella foresta africana, che terminò quando venne ferita e catturata per essere portata in Europa, e si dilunga nei particolari di allora: fu raggiunta da due colpi, uno più lieve al viso, che lasciò solo una cicatrice, uno più grave al bacino, che non lo uccise ma lo lasciò con una menomazione mai più guarita - da quel colpo zoppica ancor oggi.
Si ritrovò prigioniera su una nave, rinchiusa in una stretta gabbia in cui non poteva stare ne' in piedi ne' coricata, in una condizione che definisce disperata, "senza via d'uscita", nella consapevolezza che "non c'è scampo". Per poco si salvò dalla morte; superò il momento critico, iniziando a trasformarsi in uomo. I due colpi ricevuti, la conseguente ferita e le condizioni ad essa conseguenti sono il momento centrale della sua vicenda, la discriminante che avrebbe potuto condurlo alla morte. Tracce di questo concetto si ritrovano nelle seguenti espressioni: "potersi salvare", "se volevo campare"......
Per la sua salvezza fu fondamentale l'aiuto ricevuto da parte degli uomini della nave da cui imparò alcuni comportamenti fondamentali per entrare a far parte del genere umano (bere, sputare, stringere la mano...). Ma l'impluso decisivo a tale trasformazione lo diede lei stessa quando, sbarcata al porto di Amburgo, si trovò a dover scegliere tra continuare a vivere in quelle misere condizioni o cambiare in modo definitivo la propria vita: scelse la seconda opzione, diventando artista di varietà e allineandosi al livello culturale dell'europeo medio. Da qui ebbe inizio la sua 'seconda vita', la vita da uomo nel mondo degli uomini, che prosegue ancor oggi.